Il Colore

Sulla tela il colore assume la forma di una vita altra, suggestionato dall’incantesimo di un’altra vita.

Presi nella solitudine di tubi metallici i colori appaiono inutilmente veri; di una purezza asettica e strumentale incapace di manifestare la gioia di una salvezza.

Assunti nella tavolozza coabitano un divenire incomprensibilmente soave, una leggera e intangibile fantasmagoria angelicata. Già si abbracciano; si lanciano in fraterni voli creaturali, di innocente spensieratezza veri. Si sciolgono nell’azione di uno sviluppo anacronistico, scintillante di ineffabile dignità. Si perdono in cuori vivaci di grazia indomita pulsanti; vivono subitaneamente il momento della metamorfosi.

Sulla tela il colore induce all’accecante verità della scelta necessaria. Si smaterializza in frangenti di passione; le sue fibre si inchiodano vertiginosamente ai ridicoli capezzali della morte. La tengono per la gola e la fissano negli anfratti più oscuramente distratti del suo sguardo mancato; le divorano le strette mani porose annodate per glaciale aritmia.

Ecco allora che vive il colore nella vena luminosa di un’assoluta certezza di vita. Si condensa in sculture levigate da un’armonia orfana di morte. Figlia dell’istinto implacabile e della natura imprescindibile quest’armonia si lascia contemplare senza amore o pietà. La bellezza dell’esistenza, dell’esistere le specchia il viso rotto in squame di verità; riesiste un’altra bellezza, nuova, capace forse di vivere nel pensiero incessante di un uomo.

Presi del cielo una voce e nell’abisso del cielo ne compresi il colore