AUTORITRATTO CON OSTRICHE

About This Project

 

Il mio studio è un antro di legno e catrame. E’ un viso di ragazza irrequieta mostrato nella semiluce di agosto al crepuscolo; lo irraggiano una beltà acerba di rossa ciliegia amarena e il bruno accigliato di prugna agra. Ha ospitato scorpioni, calabroni e scarafaggi. I folcidi dalle sottili e laboriose zampe creano ottagoni di ipnotiche geometrie muti sui bordi alti del soffitto rugoso. Questi ragni contemplatori presiedono incessantemente i colori, immobili come membra impedite di sane verità.

 

La tavola 80x60cm è un autoritratto dipinto a olio. Appartiene a quella tradizione d’immagine rapita da esperienze di vissuto a partire dal 2012.

 

Se una mosca indolente nella sua pigrizia asettica entra nello studio ha davanti prismi di terreno impervio. I corpi argentei dei colori in duttili metalli contenuti e ammucchiati in disorganiche labbra di pietra sono per questa mosca fiordi favolosi, arnie di pietra. Ammaccati soldati riposano lì. E’ un cimitero di corpi sventrati nell’anima densa di vernice impressa sulle tele.

 

L’autoritratto si creò da sé; in autunno quando il sole, ancora tra i seni dell’aurora impacciato, era avido d’infondere vita.

 

Un volto con grandi occhi di falena è madido per l’incantata mobilità. Come vigorosi torrentizi precipitano furenti in canali da essi stessi scavati, singulti opachi di carne dragano greti abbacinati. Questi venti d’impetuosa certezza sfociano in un dorato delta di macchie solfuree.

 

Un guscio d’ostrica bianco come l’avorio segreto dei cieli è l’amuleto ineludibile nel divenire del giorno nuovo. E quel cielo disteso d’inattingibile infinitezza ara la giostra frastagliata di colori vichinghi, alla ricerca di nuova terra. La fronda turchina dell’attimo inconsueto, spurio e assoluto fa germogliare scivoli di vermiglie ossessioni in un elettroshock arboreo. Poi un fulmine di lucente biancore spremuto e ombre di gusci rapprese in mistiche aspersioni.

 

Per molti anni l’opera venne da me lasciata nel camino spento e mi vide creare, in silenzio.

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