EL SUEÑO DE MI VIDA

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L’opera è un dittico a olio di 350×250 cm realizzato nel 2019.

A Midsummer Night’s Dream è il terremoto che preannuncia l’esplosione cromatica. La commedia shakespeariana è la tela sulla quale i colori si posano sicuri come gli uccelli mossi dal vento della felicità adagiano le loro piume sui rami freschi di primavera.

 

Un’esplosione cromatica per celebrare le nozze più belle, durature e impalpabili della storia della letteratura: quelle di Amore. La forza creatrice che unisce per sempre Teseo e Ippolita, Oberon e Titania, Ermia e Demetrio, Elena e Lisandro è la voce muta di un sogno. Realtà e irrealtà ambiscono all’amore. Il dio che promette tutto a tutti si diverte nell’illudere le menti incendiate di passione di raggiungere l’inaccessibile essenza di sé medesimo.

 

Se la vita è sogno e le verità vivono violente e serene in molti sogni quello di Shakespeare ne è l’araldo, come l’allodola lo è del mattino. Tutte le creature umane o fiabesche muovono ogni cellula, ogni respiro, ogni loro azione per deporre ai piedi del trono psichedelico di Amore un virgulto di necessaria speranza dell’essere amate perché amano.

 

Le ombre tiepide della notte estiva non sono altro che le lenzuola vermiglie della luce che tutto sa lasciata da Apollo sulla sua scia. La ragnatela tessuta da Amore per le bizzarrie di Oberon trafigge con la madreperla policroma nel riflesso ancestrale del chiaro di luna ogni istante dell’opera; le prede catturate dalla seta dell’onnipotente signore più cercano riparo tanto più il dolce veleno cosparge di nettare incantato i pori dilatati delle loro pelli. Aurora scopre dirompente come un tuono le trame e gli orditi magici eppur cosi innocentemente veri di questa enorme e bellissima rete ammaliante; e la notte successiva quel sogno prende ancora nuova vivace vitalità.

 

L’opera è una tempesta di colori che si abbatte immancabile a terra e cinge di sé le parti più nascoste delle anime degli amanti. Nella rappresentazione anamorfica emergono talvolta le figure, o meglio le sagome di mani e avambracci coronati dalle dita come atavici diademi sormontati da schegge di prezioso e robusto legname. Il tatto è il trionfo della caccia, la riuscita dopo un lungo dispendio di energie. L’unità di un abbraccio, l’estasi dell’avere tra sé il corpo dell’amore carnale sognato.

 

Mentre rileggevo la commedia di Shakespeare ogni parola implicitamente e inesorabilmente subiva una speciale metamorfosi. Le lettere si schiudevano avidamente in giostre colorate, incidendo teneramente la tavola come i primi denti dei fanciulli sembrano carezzare e non smembrare il cibo loro offerto.

 

La misteriosa fatalità che introduce il lettore oltre gli ingressi indifferenti della notte scolpisce, aiutata dalle effimere dita degli abitatori delle fiabe nordiche, il tesoro in costellazioni cromatiche prediluviane. Ammassi di nembi cosmici trascinati giocosamente ma senza pietà dalle correnti impervie dell’abisso astrale cozzano e scivolano via in un siero amniotico di porpora. Implosione e nuova nascita, accidente e volontà prima tagliano i quadranti di quel cielo meraviglioso in geometrie liquide di colore. Le amebe inconsistenti viscide di bava dai toni più genuini e virili insidiano i diluvi di femminee e soavi tinte in quell’aria densa di procace e sensuale attività.

 

Come pezzi di vetro più grandi rimasti integri dopo l’urto che ha ridotto parte della bottiglia in briciole luccicanti gli squarci di rosso, giallo e blu – quest’ultimo baciato anche dal fraterno illibato celeste – condensano tutta la primigenia essenza di un corpo non più presente, visibile e visitabile in anelli di interminabili smerigli scintillanti per dolcissimi sorrisi colorati.

Grumi di miracoloso sangue globulare vengono iniettati, attraverso fiumi di ipnotiche curve impresse dal pennello, nella camera rivestita di densa, rossastra e annerita pleura di un polmone sanissimo eppur malato di amore.

 

L’unica tragedia della commedia è una tragedia mancata. E non poteva certo che essere così!

Piramo e Tisbe vincono la morte nefasta grazie all’abile, folle gioco dei recitanti e un chiasso tremendo di silenziosa e pietosa armonia riempie il teatro. Il carnevale del colore giunge alla fine.

 

E’ forse proprio nel cuore dell’estate quando i sogni e le notti sono più veri che l’uomo può più istintivamente concepire il sogno della propria vita. 

 

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