LA COSTELLAZIONE

About This Project

L’opera è un olio su tavola 185×125 cm dipinta nel 2015.

Avevo tredici anni quando per la prima volta entrai in una libreria acquistando un opuscolo, un breve trattatello sul cosmo; si componeva di schede rigide plastificate serrate da quattro piccoli anelli metallici quasi a voler ingabbiare il creato. Decisi di prenderlo perché era ricco di immagini ancestrali, di fantasie prediluviane. Quei magmi assunti in geometrie rotte di luce empirica riempivano gli odori curiosamente scintillanti della mia giovinezza.

 

I soli ieratici, le stelle ci costringono a una effimera e insensata agonia d’osservazione.

Credo che gli occhi degli esseri umani vadano osservati separatamente, sempre, da tutto. Ma solo quelli dipinti di rifulgente luce umana.

 

Questi occhi includono in sé l’abisso dell’infinitamente vero. E’ quindi naturale per un tale dittico amorevolmente intriso di impietosa bellezza tornare all’origine vertiginosamente pura nelle imponderabili altezze celesti; caritatevoli sguardi di innocente pietà sono impercettibilmente attratti dalle volte spaziali in eccezionali pensieri di totale armonia.

Non l’occhio ricco di temperanza investigativa dell’astronomo o di squisita sagacia del navigatore solitario può sussurrare intelligibili parole stellari. I soli diafani e simbiotici percepiscono uno sguardo come il proprio.

La via lattea è il principio materno di Era raccolto dalla necessità generatrice nelle notti adulte. Vapori troppo giovani di colori vivissimi in verdi psichedelici e rosa arrugginiti sfilacciano le galassie in drappi rovinati durante una battaglia palustre.

L’uomo ha sempre tentato l’avvicinamento al cielo, sollevandosi. Così ha cercato di imitare la vertigine vulnerabile dell’oblio. Le mappe rupestri puntellate agli orli della brace cosmica muovono folli corse in luci laser scoccate da balestre di titanica anarchia ammaestrate. Eppure il barbaro e insondabile potere delle stelle sull’uomo vive ben al di là di esse. Il giorno tutte una sola sono e tutte insieme solitarie pulsano cerchi notturni di sangue arterioso.

L’opera è la genesi del colore. Quell’esplosione primordiale che precede il Big Bang; ne è forse madre. Globuli rappresi in sintassi creaturali schiudono dirompenti i tentacoli agglutinati verso un bordo enigmaticamente volatile e fitto di arrestabili voci uterine.

 

Come fari che ululano sui colori catturati accecandoli nell’intima resistenza che precede l’implosione queste frecce sibilanti oltre il tempo perituro dello sciroppo galattico graffiano sentinelle allarmate in un compatto ariete cesellato di policromia nucleare.

Più oltre il respiro piacevolissimo lentamente udito sulle labbra more di quel cuore così fiorente, tra cornici corvine in dita d’amore liete.

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